Studio di casi trattati con salvestroli – 2012

cinque pazienti con il cancro

Sommario

I salvestroli sono sostanze metabolicamente attive presenti in natura, che agiscono come profarmaci antitumorali quando metabolicamente attivati dal citocromo P450, CYP1B1. Sono fitoalessine e come tali sono indotti come risposta ad agenti patogeni. Essendo fitoalessine, non rientrano esattamente in nessuna classe di fitonutrienti. Alcuni sono stilbeni, alcuni sono antiossidanti, alcuni sono fitoestrogeni, mentre altri ricadono al di fuori di queste categorie. I salvestroli non svolgono la loro attività antitumorale come i membri di qualche classe di fitonutrienti, lo fanno invece essendo metabolizzati dal CYP1B1. Purtroppo le diete occidentali sono carenti di salvestroli, per via delle moderne pratiche agricole intese a ridurre al minimo il rischio di predazione, tramite l’uso di fungicidi, portando così alla conseguenza di ridurre al minimo le condizioni per l’induzione di questi composti. I liveli di salvestroli saranno più elevati in alimenti provenienti da agricoltura biologica. Per illustrare l’ampiezza di un approccio nutrizionale al trattamento del cancro per mezzo dei salvestroli, sono qui presentati casi che coprono il primo stadio del tumore al seno, il carcinoma a cellule squamose dell’ano, la leucemia linfatica cronica, il carcinoma peritoneale primario e un caso di iperplasia prostatica benigna. Quattro di questi casi dimostrano quanto rapida possa essere la ripresa una volta che i deficit nutrizionali siano stati affrontati senza ricorrere al trattamento convenzionale.

Introduzione

I salvestroli sono una classe di sostanze naturali metabolicamente attive che agiscono come parafarmaci grazie alla loro attivazione da parte dell’enzima citocromo P450 CYP1B1. (1,2) In particolare, il CYP1B1 metabolizza i salvestroli, producendo un metabolita all’interno della cellula tumorale che induce l’apoptosi. (3,4) Si è scoperto che il CYP1B1 è espresso in tutti i tumori, indipendentemente dall’origine oncogena, pur essendo assente dai tessuti sani. (5-8) Viene ormai ampiamente considerato un marker tumorale universale e ne sono state definite le implicazioni terapeutiche e diagnostiche. (9,10) Il CYP1B1 viene attualmente utilizzato nello sviluppo di sistemi diagnostici per la diagnosi precoce dei tumori e il loro monitoraggio. (11)

Questo rapporto fra i salvestroli e il CYP1B1 dà origine a un meccanismo di salvataggio alimentare estremamente mirato per uccidere le cellule cancerogene. (3,5) Le moderne pratiche agricole, per via dell’utilizzo diffuso di fungicidi, hanno impoverito notevolmente di salvestroli i nostri alimenti, rendendo difficile trarre un completo beneficio da questo meccanismo di salvataggio tramite le sole abitudini alimentari. (12,13) I salvestroli sono metaboliti secondari delle piante indotti come patogeni in modo specifico a fronte di minacce alla salute della pianta. Quando si utilizzano i fungicidi, i segnali che indurrebbero la produzione di questi metaboliti secondari delle piante sono ridotti al minimo. Questo è il motivo per cui prodotti biologici contengono livelli significativamente più elevati di salvestroli. (14) Nel contesto di un approccio nutrizionale indirizzato ai tumori, questo meccanismo di salvataggio basato sui salvestroli e sul CYP1B1 riduce in modo significativo il numero di cellule tumorali nel corpo e aumenta le possibilità di un esito positivo. (15,16)

Nel 2007, cinque persone hanno accettato di partecipare ai casi di studio. (15) I tumori interessati includevano: stadi 2 e 3 del carcinoma a cellule squamose del polmone; quarto stadio del melanoma; cancro alla prostata; terzo stadio aggressivo del tumore al seno e cancro alla vescica. Ognuno di questi individui ha avuto un completo recupero dal proprio tumore.

Nel 2010, altri sei individui hanno accettato di partecipare ai casi di studio. (16) I tumori diagnosticati a questi individui includevano: terzo stadio del tumore al seno; secondo stadio del tumore al fegato; cancro al colon; cancro alla prostata ricorrente; un ulteriore cancro alla prostata con un punteggio di Gleason di 6 (3 + 3); linfoma di Hodgkin allo stadio 3B. Anche in questo caso, tutte le sei persone hanno avuto un completo recupero dal loro cancro. Vogliamo segnalare cinque ulteriori casi. Questi casi rappresentano una varietà di approcci terapeutici quali: diminuzione del trattamento convenzionale in favore di un approccio puramente nutrizionale; accettazione dell’approccio convenzionale e successivo passaggio all’approccio nutrizionale a seguito di un’insoddisfazione per la terapia convenzionale; parziale accettazione della terapia convenzionale per una prima diagnosi ma successivo rifiuto della terapia convenzionale in favore di un approccio nutrizionale per la seconda diagnosi; e l’accettazione di terapia convenzionale e approccio nutrizionale in tandem. Una gamma diversificata di tumori è rappresentata, fra cui il cancro al seno, il carcinoma a cellule squamose dell’ano, la leucemia linfatica cronica, il carcinoma peritoneale primario e un caso di iperplasia prostatica benigna. Questi casi vengono qui presentati per mostrare l’ampia applicabilità dei salvestroli come approccio nutrizionale, nella speranza che medici e pazienti apprezzino i benefici della terapia nutrizionale per la gestione della malattia.

In tutti questi casi l’assunzione di salvestroli è descritta secondo una scala di “punti totali di salvestroli” anziché in milligrammi di principio attivo. Un’adeguata alimentazione fornisce diversi salvestroli con ampia variabilità nella loro efficacia. (17) Questa diversità si riflette negli integratori alimentari di salvestroli. Nella lotta alla malattia attiva è importante un apporto di sufficiente potenza per volume degli ingredienti. Rappresentare il dosaggio in milligrammi non sarebbe un modo appropriato per garantire il raggiungimento di una sufficiente potenza nei dosaggi. Sono stati quindi ideati i punti di salvestroli come misura per standardizzare l’adeguato apporto con una miscela di salvestroli di differenti potenze singole. Lo standard di dosaggio terapeutico va dai 4.000 ai 6.000 punti al giorno, a seconda dell’indice di massa corporea (IMC) del paziente. I pazienti sono invitati a ingerire una miscela di salvestroli che fornisce 4.000 punti se il loro IMC è inferiore al normale, 5.000 punti se il loro IMC è normale e 6.000 punti se il loro indice di massa corporea è superiore al normale. Questo dosaggio può essere incrementato a seconda del tasso di risposta del paziente.

Caso N. 1: Tumore al seno al primo stadio

Una donna di 76 anni ha scoperto sei grumi sulla superficie del seno destro mentre faceva la doccia. Il suo medico ha richiesto una biopsia che ha avuto esito negativo. È stata richiesta una seconda biopsia, la quale ha confermato che i grumi erano cancerosi. Le è stato detto che aveva un tumore al seno al primo stadio, ma non le è stato detto di quale tipo di tumore al seno si trattasse. Il trattamento proposto era un inibitore farmaceutico dell’aromatasi, il Femara® (Letrozolo), in compresse da 2,5 mg da assumere quotidianamente. Ha rifiutato questo trattamento. Un amico le ha suggerito di integrare la dieta con i salvestroli. Il paziente ha iniziato immediatamente un regime di salvestroli di tre settimane, assumendo due capsule di Salvestroli Professionali e due capsule di Salvestroli Oro al giorno. Le capsule Professionali e Oro contengono un diverso salvestrolo; questa particolare combinazione forniva un’assunzione giornaliera totale di 1.400 punti di salvestroli. Una capsula di ogni salvestrolo veniva assunta a colazione e una di ciascuno veniva assunta a fine giornata. Nessun supplemento aggiuntivo, trattamento alternativo o farmaco da prescrizione è stato assunto, e non sono state apportate altre modifiche alla dieta o allo stile di vita. Il paziente ha sempre incluso passeggiate nella sua routine giornaliera ed ha sempre mantenuto una dieta equilibrata.

Il paziente ha riferito che dopo 10-12 giorni di assunzione dei supplementi di  salvestroli, tramite l’autopalpazione del seno sentiva che i grumi avevano cominciato a ridursi. Durante la terza settimana di assunzione dei supplementi di salvestroli non poteva più sentire nessuno dei grumi nel suo seno. Ha anche sperimentato effetti collaterali dall’assunzione dei supplementi, una situazione che le ha fatto molto piacere.

Nel mese seguente alla diagnosi il medico ha ordinato la tomografia computerizzata (TC) e la mammografia con scansioni radiografiche. Nessun tumore è stato trovato. Il Femara® (2,5 mg una volta al giorno) è stato nuovamente prescritto, stavolta per proteggerla dalla ricorrenza del tumore. Ha assunto Femara® per due anni, da quando si è liberata dal cancro, e fa un check-up ogni tre mesi. Durante questo periodo ha sofferto di nausea e vertigini. Quando il suo medico curante ha confermato che questi sono effetti collaterali del Femara®, lei ha deciso di interrompere l’assunzione di Femara® e ha ripreso ad assumere i supplementi di salvestroli. Sta ora assumendo una o due capsule di Salvestrol Platinum al giorno. Ogni capsula di Salvestrol Platinum fornisce quattro diversi salvestroli con potere combinato di 1.000 punti. L’assenza di effetti collaterali con i salvestroli è stato un fattore determinante per la sua decisione di rifiutare ulteriori trattamenti con Femara® e tornare all’assunzione dei supplementi di salvestroli. È sana, felice e molto contenta di essersi liberata del cancro.

Caso N. 2: Carcinoma a cellule squamose dell’ano

A un paziente 46enne di sesso maschile è stato diagnosticato un carcinoma a cellule squamose dell’ano. La diagnosi è stata confermata da una biopsia e il suo medico ha suggerito una resezione addominoperineale. Il paziente ha rifiutato la resezione e gli è stato detto che avrebbe avuto un’aspettativa di vita di soli tre anni se non la avesse fatta. Ha intrapreso una serie di esercizi volti al benessere mentale, indirizzati a una prospettiva positiva di salute, insieme alle applicazioni di Aldara® (Imiquimod) due volte la settimana, una crema che stimola le difese immunitarie dell’organismo.

La condizione è rimasta e sette anni più tardi è stata nuovamente diagnosticata. La seconda diagnosi di carcinoma a cellule squamose è stata nuovamente confermata dalla biopsia. Il paziente è stato nuovamente informato della necessità di una resezione e della speranza di vita di tre anni in sua assenza. Il paziente ha rifiutato la resezione e portato avanti gli esercizi per il benessere mentale e l’applicazione due volte la settimana di Aldara®. Il paziente considerava il trattamento con Aldara® una maniera scomoda e dolorosa per ridurre al minimo il progredire della malattia.

Tre anni dopo la seconda diagnosi, la malattia è progredita fino al punto in cui le lesioni anali apparivano molto più frequentemente. Il paziente è andato per un consulto da un medico specializzato in chirurgia laser per condizioni di questo tipo.

Prima di prendere una decisione sulla possibilità della chirurgia laser, il paziente ha iniziato a trattare la condizione con una combinazione di salvestroli e crema XM8 (cioè una crema a base di olio di borragine naturale) e ha sospeso l’uso di Aldara®. Per un periodo di tre mesi il paziente ha assunto una capsula di Salvestrol Platinum (1.000 punti) al giorno e applicato la crema XM8 ogni due o tre giorni.

Inoltre, il paziente ha continuato i suoi esercizi per il benessere mentale e gli esercizi fisici giornalieri, ha assunto un multivitaminico, ha seguito una dieta che includeva quantità elevate di verdure crude e un “green shake” al giorno. Non ha assunto farmaci per il dolore e neanche supplementi aggiuntivi. Dopo un periodo di sei settimane da quando ha iniziato ad assumere i salvestroli, le lesioni non erano più visibili. Al termine di tre mesi gli è stato detto che era tutto risolto. Anche se il suo medico ha richiesto una biopsia per confermare che non era più presente alcun tumore, non gliel’ha imposta.

Caso N. 3: Leucemia linfocitica cronica

Una donna di 80 anni si è presentata al suo medico di famiglia, con un tumore “delle dimensioni di un uovo” sul lato sinistro del collo. È stata mandata da un oncologo e un otorinolaringoiatra, che hanno fatto la biopsia del tumore. Subito dopo aver visto lo specialista, le sue condizioni sono peggiorate. Le ghiandole linfatiche nel suo inguine e nelle ascelle erano gonfie ed è stata organizzata un’analisi.

La biopsia ha confermato la diagnosi di leucemia linfocitica cronica. La leucemia linfocitica cronica ha una prognosi variabile e un tasso eccezionalmente raro di remissione spontanea, soprattutto tra gli individui che non sono stati diagnosticati in una fase precoce del progresso della malattia. (18) Alla donna è stato detto che era difficile fornirle una prognosi accurata; poteva essere qualunque lasso di tempo fra due giorni e due anni.

Dopo aver ricevuto la diagnosi, la sua condizione è ulteriormente peggiorata. Ha sofferto di un forte dolore alla gola che le causava grandi difficoltà nel mangiare e dormire. Ha iniziato a perdere peso. È tornata dall’otorinolaringoiatra che ha fatto la biopsia di un’ulcera nella sua tonsilla. La biopsia ha rivelato che l’ulcera alla tonsilla faceva parte della leucemia linfocitica cronica. È stata deferita per la radioterapia dall’oncologo.

Notò che un tumore iniziava anche ad essere visibile sul lato destro del collo e il gonfiore all’inguine e alle ascelle continuava. Mentre discuteva la sua situazione con un amico, venne a conoscenza dei salvestroli e iniziò un regime di tre mesi con due capsule di Salvestrol Platinum (1.000 punti) al giorno. Una veniva assunta con la prima colazione e una veniva assunta a cena. Ha anche deciso, contemporaneamente, di assumere un approccio più rilassato alla vita, abbandonando alcuni dei suoi obblighi e modificato la sua dieta per includere più frutta e verdura.

Dopo un mese di assunzione dei supplementi di salvestroli ha cominciato a sentirsi molto meglio e il tumore nel collo ha cominciato ad ammorbidirsi e ridursi. Questo risultato precoce è coinciso con il suo appuntamento col radioterapista. Si è presentata all’appuntamento, ma ha detto al radioterapista che si sentiva molto meglio. Ha scelto di rifiutare la radioterapia, e invece voleva vedere se questi risultati positivi fossero continuati. Il radioterapista ha rispettato la sua decisione, e le ha detto che avrebbe sempre potuto chiamare e prenotare la radioterapia in un altro momento, se avesse cambiato idea.

Era contenta della decisione di rifiutare la radioterapia e dopo due mesi, avendo continuato l’assunzione dei supplementi di salvestroli, il tumore al collo era quasi scomparso. Alla fine del terzo mese assunzione dei supplementi di salvestroli, i tumori del collo erano completamente scomparsi. Tornò dall’oncologo e le venne detto che non si riusciva più a trovare nessuna evidenza di cancro. L’oncologo le disse di essere molto sorpreso della sua attuale buona salute e dell’aumento di peso.

Sentendo questa notizia ha smesso di assumere i salvestroli, ma portato avanti lo stile di vita più rilassato e il cambiamento di dieta. Ha recentemente ripreso ad assumere salvestroli per prevenire le recidive del tumore e attualmente assume una capsula di Salvestrol Platinum da 1.000 punti al giorno. Si sente molto bene e spera che la sua esperienza sarà di aiuto agli altri.

Caso N. 4: Iperplasia prostatica benigna

Un uomo di 50 anni si è presentato al suo medico con sintomi al basso tratto urinario, tra cui il flusso debole e nicturia. Un esame digitale rettale ha rivelato una prostata notevolmente ingrossata. I test antigene specifici sulla sua prostata erano nei limiti della norma. Il paziente è stato diagnosticato con un’iperplasia prostatica benigna (IPB) ed è stato informato delle varie opzioni farmacologiche per tenere sotto controllo le sue condizioni. Tali misure dovevano includere un basso dosaggio di alfa-bloccante, seguito da una dose più alta di alfa-bloccante se non si fosse raggiunto il sollievo. Se ancora non si fosse arrivati ad un sollievo, sarebbe stato provato un inibitore della 5-alfa-reduttasi. Qualunque opzione avesse prodotto sollievo, sarebbe dovuta essere continuata per tutta la vita, una situazione che il paziente trovò angosciante.

Al paziente è stato prescritto un basso dosaggio, 0,4 mg, di bloccante degli alfa-adrenergici, FLOMAX® (tamsulosina), da assumere una volta al giorno, e gli è stato richiesto di ridurre al minimo l’assunzione di liquidi in tarda serata. Il paziente inizialmente ha rispettato la richiesta di moderare l’assunzione di liquidi, ma ha presto trovato questo punto troppo difficile da rispettare. Nessun cambiamento benefico è stato osservato nella prima settimana di utilizzo del FLOMAX®. Nella seconda settimana di utilizzo il flusso urinario era aumentato e la nicturia diminuita. Questi benefici sono durati per due mesi, poi sono lentamente diminuiti, e alla fine dei quattro mesi di prescrizione erano rimasti scarsi benefici duraturi. Durante tutto il corso del trattamento con FLOMAX® il paziente ha avuto un leggero mal di testa sordo al risveglio mattutino. Il mal di testa si placava col procedere della giornata.

Avendo terminato la prima prescrizione di FLOMAX®, e sapendo che la successiva opzione di trattamento era semplicemente un dosaggio più elevato, il paziente ha iniziato a cercare delle alternative. Dopo aver sentito aneddoti di sollievo da BPH con l’utilizzo di salvestroli, il paziente ha iniziato ad assumere una capsula di Salvestrol Gold (350 punti) ogni mattina. Nel giro di un mese, l’incidenza di nicturia era scesa fino a una volta per notte, talvolta non succedeva per niente, e il flusso era così forte, o più forte, del periodo in cui il FLOMAX® aveva funzionato nel modo più efficace. Dopo tre mesi di Oro, il paziente passò al Salvestrol Platinum (1.000 punti per capsula). Ha riferito di aver sperimentato un notevole miglioramento in termini di minore incidenza di nicturia e una maggiore intensità del flusso. Anche se non riusciva a quantificare il miglioramento, ha osservato di non doversi più preoccupare come prima della sua assunzione di liquidi serale.

Parallelamente al trattamento per IPB, il paziente ha mantenuto un regime quotidiano di supplementi vitaminici che comprendeva un multivitaminico, un complesso vitaminico B, e le vitamine C e D3. Nessun altro cambiamento nella dieta o nello stile di vita è stato fatto in quel periodo. Il paziente ha una dieta sana e bilanciata che include alimenti biologici ogni volta che sia pratico farlo.

Il paziente, che assume ancora il Salvestrol Platinum, sperimenta un livello di sollievo dai sintomi di IPB che è altrettanto buono, se non migliore, di quello avuto col FLOMAX®. A differenza del FLOMAX®, il sollievo dei sintomi sperimentato con i salvestroli non è diminuito nel corso del tempo e non è stato associato ai mal di testa quotidiani.

Caso N. 5: Carcinoma peritoneale primario al terzo stadio

Una donna di 57 anni si è presentata al suo medico con un addome molto gonfio, perdita di appetito e affaticamento. Una TAC, un risultato di 7.250 all’antigene del cancro (CA-125) e una successiva biopsia, hanno determinato una diagnosi di carcinoma peritoneale al terzo stadio, un tumore raro e aggressivo, con metastasi nelle ovaie. Il paziente era in una categoria ad alto rischio per il cancro per via dell’insorgenza di tumori addominali nella sua famiglia immediata. Le è stato detto che la condizione era curabile e le è stato prospettato un percorso composto di tre cicli di chemioterapia, un mese di riposo, un intervento di isterectomia, un altro mese di riposo seguito da altri tre cicli di chemioterapia. Il paziente ha accettato il suggerimento del proprio medico ed ha iniziato l’assunzione per via endovenosa di Paclitaxel (per tre ore), seguita da Carboplatino (per un’ora) ogni tre settimane. Ondansetron era prescritto due volte al giorno per i due giorni successivi alla chemioterapia, per occuparsi di nausea e vomito; tuttavia il suo uso era intermittente a causa del suo effetto collaterale costipante.

In concomitanza con l’inizio della chemioterapia, il paziente ha intrapreso un piano di trattamento alternativo sotto la direzione di un medico omeopata e un erborista medico. Ha iniziato l’assunzione di integratori di salvestroli, assumendo tre capsule al giorno di Salvestrol Platinum (2.000 punti), per un totale giornaliero di 6.000 punti di salvestroli. Inoltre assumeva tre capsule astragalo al giorno. I rimedi omeopatici includevano: Lachesis (tre volte al giorno); Kali phosphoricum (due volte al giorno); Phosphoricum Acidum (due volte al giorno per i 3-5 giorni seguenti la chemioterapia); e Natrum muriaticum (due volte al giorno per i 10 giorni seguenti la chemioterapia). L’agopuntura è stata utilizzata tra le sedute di chemioterapia per accrescere l’appetito e il livello di energia. Il paziente svolgeva regolarmente pratiche di meditazione e visualizzazione, che ha continuato durante e dopo il trattamento, ed ha mantenuto un atteggiamento positivo. In termini di cambiamenti nella dieta, il paziente ha eliminato l’assunzione di caffè, aumentato l’assunzione di frutta, verdura e tè verde, e ha ridotto il consumo di carne. L’esercizio fisico consisteva di passeggiate quotidiane.

Tuttavia, il paziente soffriva di persistenti effetti collaterali comuni alla chemioterapia con Paclitaxel/Carboplatino, tra cui: anemia; neutropenia; trombocitopenia; perdita di appetito; stanchezza; perdita di energia; arrossamento del volto come fosse bruciato dal sole; debolezza alle ginocchia; difficoltà a camminare; vertigini; disturbi del sonno; intorpidimento di braccia, mani e piedi; piedi freddi; evidenti ecchimosi; gambe doloranti; dolori addominali; nausea; un’infezione da candida in bocca e una perdita del gusto. Questi effetti collaterali determinarono la necessità di tre trasfusioni di sangue prima che le sei sedute di chemioterapia venissero completate. Sebbene gli effetti collaterali siano stati gravi, è stata la perdita della sua lunga, folta e bella capigliatura che le ha causato la maggiore angoscia.

Il paziente ha continuato le terapie alternative, il cambiamento di dieta e le passeggiate durante tutto il ciclo del trattamento. Una settimana dopo aver iniziato la chemioterapia e le terapie alternative c’è stata un significativa riduzione del suo gonfiore addominale. Entro la quarta settimana il livello di CA-125 è sceso a 4.593. Il livello di CA-125 è stato misurato il giorno in cui ha ricevuto il terzo ciclo di chemioterapia (settima settimana dall’inizio dei trattamenti) ed era sceso a 510. Il suo medico ha affermato di non aver mai visto un calo simile dei livelli del CA-125 in tutta la sua carriera, ed è stato piuttosto sorpreso dai risultati fino a quel punto.

Durante la dodicesima settimana del trattamento, ha ricevuto un intervento di isterectomia. Il chirurgo ha riferito che la maggior parte del tumore era stato rimosso tranne il cancro residuo “simile a grani di zucchero”. Il rapporto patologico post-operatorio ha evidenziato una buona risposta alla terapia che aveva ricevuto. Purtroppo, l’operazione ha anche messo il paziente in condizione di soffrire di dolori addominali costanti.

Tre settimane dopo l’intervento chirurgico, il livello di CA-125 era sceso fino a 52 e le dosi per la quinta e sesta chemioterapia sono state quindi ridotte del 20%. Per la diciannovesima settimana del suo trattamento, il CA-125 era sceso entro limiti normali. La chemioterapia è stata completata durante la ventiduesima settimana e il livello di CA-125 è stato misurato a 15 (nei limiti della norma) la settimana successiva. Le venticinquesima settimana il CA-125 era sceso a 13. Una scansione TC è stata eseguita durante la settimana 28 e durante la settimana 29, dopo l’inizio del trattamento e al paziente è stato detto che non aveva più il cancro. La visita di controllo dopo tre mesi ha confermato la cosa, con il livello di CA-125 a 11.

 

Questo paziente ha sperimentato un notevole miglioramento con la riduzione del gonfiore addominale una settimana dopo aver iniziato la chemioterapia e le terapie alternative. Ha anche sperimentato riduzioni inaspettatamente sostanziose nei livelli di CA-125 entro la settima settimana e successive riduzioni di questi livelli fino al raggiungimento di valori normali durante la diciannovesima settimana. È una risposta molto notevole per un cancro peritoneale o cancro ovarico al terzo stadio. Date le somiglianze tra carcinoma peritoneale e cancro ovarico, vengono tipicamente trattati allo stesso modo. Se osserviamo la letteratura sperimentale clinica per il trattamewnto chirurgico più la chemioterapia con Paclitaxel/Carboplatino, riscontriamo un tasso molto variabile per la risposta completa (definita come nessun segno residuo di patologia tumorale). Vasey segnala un tasso di risposta completa del 28% per Paclitaxel/Carboplatino per i 296 pazienti studiati (erano stati inseriti 538 pazienti in questo ramo dello studio. (19) In uno studio più piccolo, Neijt segnala un tasso di risposta completa del 40% nel ramo rilevante del suo processo, per i 67 pazienti usati per questa analisi; 100 pazienti sono stati inseriti in questo ramo di studio. (20) In un ulteriore studio, du Bois segnala un tasso di risposta completa del 31% per i 99 pazienti studiati per questa analisi; 397 erano stati inseriti in questo ramo di studio. (21)

Gli effetti collaterali sono il motivo principale per cui le persone non riescono a completare uno studio clinico. Tali pazienti vengono rimossi dallo studio dai medici che se ne occupano, oppure essi stessi si rimuovono. Si potrebbe sostenere che nei calcoli del tasso di risposta completa per un intervento si dovrebbe usare il numero totale delle persone qualificate inserite in ciascun ramo dello studio, altrimenti questi tassi di risposta sono artificialmente gonfiati. Se li calcoliamo in questo modo, i tassi di risposta completa negli studi sul Paclitaxel/Carboplatino sopra descritti calano al 15% (dal 28%), 27% (dal 40%) e 8% (dal 31%). Questi non sono tassi di risposta completa notevoli, visto che è stata eseguita l’asportazione chirurgica del tumore, ma forniscono un contesto per la sorpresa del medico in relazione al suo rapido recupero.

Il paziente mantiene il suo piano di trattamento alternativo e i cambiamenti allo stile di vita, anche se ha ripreso a consumare caffè. Ha notevoli benefici dalla sua pratica quotidiana della meditazione e della visualizzazione e sta attualmente scrivendo un libro sulla propria esperienza relativa al cancro, oltre a produrre un CD di visualizzazione per i malati di cancro. I suoi capelli stanno ricrescendo e gode dell’inaspettato vantaggio di apparire più giovane con i capelli corti. Lei ritiene che i salvestroli, con gli altri aspetti del suo piano di trattamento alternativo, hanno giocato un ruolo chiave nel suo ritorno alla buona salute.

Discussione

Questi casi forniscono altre prove sul ruolo giocato dall’alimentazione sulla ripresa dal cancro. In particolare, mettono in evidenza il ruolo che il metabolismo dei salvestroli alimentari da parte del marcatore tumorale universale CYP1B1 può svolgere nel determinare un esito positivo per varie diagnosi di cancro. I primi tre casi presentano situazioni in cui il paziente ha utilizzato i salvestroli senza alcun trattamento convenzionale concomitante. Questi casi evidenziano come alcuni individui rispondono molto rapidamente con un apporto di salvestroli relativamente basso (primo caso: 1.400 punti al giorno, tutto risolto in un mese; secondo caso: 1.000 punti al giorno, tutto risolto in tre mesi; terzo caso: 2.000 punti al giorno, tutto risolto in tre mesi). C’è un altro importante punto da considerare, in relazione ad un esempio in cui forse i salvestroli fortificano il paziente nel sopportare i rigori della chemioterapia e consentono un migliore risultato chemioterapico. Si tratta del quinto caso, il malato di cancro peritoneale, che ha utilizzato il trattamento convenzionale e i salvestroli, il cui medico ha espresso una notevole sorpresa per l’entità del suo recupero e il cui completo recupero è andato così tanto oltre le previsioni per quel tipo di cancro (quinto caso: 6.000 punti al giorno, tutto risolto in meno di sette mesi).

I composti, siano essi farmaci sintetici o sostanze presenti in natura, raramente hanno una sola azione farmacologica. Il quarto caso, l’iperplasia prostatica benigna, è stato incluso per mettere in evidenza il fatto che i salvestroli possono portare benefici alla salute ben al di là del loro ruolo nella lotta contro il cancro. L’IPB presenta alcuni sintomi in comune con chi soffre di cancro alla prostata. Il quarto caso indica che il sollievo da questi sintomi può essere ottenuto attraverso l’uso dei salvestroli. Che ciò sia dovuto a una funzione antinfiammatoria nota di alcuni salvestroli, che fossero effettivamente presenti cellule cancerogene per questo paziente, o che si trattasse di una combinazione di entrambe le cose, non possiamo saperlo. Tuttavia, il CYP1B1 potrebbe essere stato coinvolto perché le cellule IPB, anche se non si tratta di un cancro o del precursore di un cancro, sovra-esprimono il CYP1B1 rispetto a una normale prostata. (22) Inoltre, in alcuni uomini con diagnosi di IPB, la prostata contiene anche le cellule PIN, (23) che sono un precursore del cancro, causano anche una sovra-espressione del CYP1B1. (22) Alla luce del successo di questo paziente, i salvestroli potrebbero essere sperimentati per ulteriori situazioni di IPB, in particolare quando il trattamento convenzionale non ha portato al sollievo.

Conclusione

Questi casi danno una speranza a quei medici e pazienti che intendono seguire un approccio nutrizionale per la gestione del cancro, sia in isolamento da trattamento convenzionale o in concerto con il trattamento convenzionale.

Dichiarazione di Consenso Informato

Il consenso scritto è stato ottenuto da questi pazienti per la pubblicazione di questo rapporto. L’editore assicura che tutte le caratteristiche identificative sono state modificate per proteggere l’anonimato del paziente, ma, nel farlo, ci si è presi cura di non influenzare gli aspetti tecnici di questo articolo.

Conflitti di interessi

Il Dott. Brian Schaefer è un Director della Acquired Intelligence Inc., il distributore per il Canada e gli Stati Uniti dei salvestroli; il Prof. Gerry Potter, il Dott. Robbie Wood e il Prof. Dan Burke sono azionisti della Salvestrol Natural Products, lo sviluppatore nel Regno Unito della tecnologia dei salvestroli.

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