Amaro è meglio

I salvestroli aggiungono valore agli ortaggi, alla frutta e alle erbe aromatiche biologici

I salvestroli appartengono alle fitoalessine, dei composti prodotti dalle piante per difendersi da fattori di stress come batteri, muffe, virus e insetti. Nelle persone i salvestroli hanno un’azione anticancerogena, poiché eliminano le cellule tumorali lasciando intatte le cellule sane. I salvestroli hanno un sapore amaro e sono presenti in quantità rilevanti soltanto negli ortaggi, nella frutta e nelle erbe aromatiche coltivati in modo biologico. Le persone che consumano prodotti biologici sono probabilmente più protette dalle diverse forme di cancro rispetto a quelle che scelgono i prodotti comuni.

Di: Dott.ssa Petra de Jong

In Olanda, circa 4 uomini su 10 e 3,5 donne su 10 sono colpiti da un tumore nel corso della loro vita. Il fumo è responsabile di un terzo dei casi di cancro, e un altro terzo deriva da fattori associati all’alimentazione. L’alimentazione in questi casi è incompleta e sbilanciata, con un consumo insufficiente di frutta e verdura e con l’assunzione di cibi contenenti sostanze cancerogene.

Alcuni scienziati inglesi hanno scoperto un importante meccanismo di selezione dei tumori, grazie al quale determinati fitonutrienti presenti nella nostra alimentazione eliminano le cellule cancerogene. Negli ultimi decenni, proprio questi fitonutrienti, denominati salvestroli, sono scomparsi dalla nostra alimentazione, ad eccezione di quelli presenti nei prodotti biologici.

Nuovo enzima CYP1B1

All’inizio degli anni novanta, il professor Dan Burke, insieme al suo gruppo di ricerca dell’Università di Aberdeen, ha scoperto nelle cellule tumorali un nuovo tipo di enzima citocromo P450, il CYP1B1. Gli enzimi citocromi P450 dei tipi CYP1, CYP2 e CYP3 provvedono alla detossificazione dei metaboliti presenti nell’organismo e delle sostanze tossiche estranee all’organismo (xenobiotici, come sostanze cancerogene, tossine vegetali e medicine antitumorali). Essi si trovano principalmente nel fegato (per la detossificazione della fase 1) e anche in altri organi, come l’intestino tenue, i reni e i polmoni. Altri enzimi citocromi P450 (dei tipi CYP11, CYP17, CYP19 e CYP21) sono stati identificati nella sintesi delle sostanze coinvolte nella regolazione cellulare e nella segnalazione delle cellule, come gli steroidi, gli acidi grassi e le prostaglandine.[1]

Enzima presente esclusivamente nelle cellule tumorali

La particolarità della proteina CYP1B1 identificata è che si rileva esclusivamente nelle cellule tumorali (umane), ma non nelle cellule dei tessuti sani. Questa scoperta di Burke è confermata da diversi laboratori indipendenti e dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston.[1-4,16,18] Le cellule sane contengono il gene (e mRNA) per il tipo CYP1B1, ma in circostanze normali esso non arriva ad espressione. Dalle analisi in vitro è risultato che l’enzima CYP1B1 è in grado di attivare sostanze (pro)cancerogene. Il CYP1B1 non riveste probabilmente un ruolo importante per la formazione dei tumori, poiché nelle cellule normali questo enzima non è attivo.[5] Tuttavia, il gruppo di ricerca di Burke ha identificato la proteina CYP1B1 in ogni possibile linea di cellule tumorali umane.

Salvestroli

Esistono ora numerose prove scientifiche che la sovraespressione estrema dell’enzima CYP1B1 è una caratteristica comune di (quasi) tutte le forme di cancro che si verificano nelle persone.[1,5] Per questo motivo, la proteina inducibile CYP1B1 può essere considerata un marcatore tumorale universale. Forse in futuro il cancro potrà essere diagnosticato in uno stadio più precoce, identificando il CYP1B1 nelle cellule con tecniche immunoistochimiche

standard.[2,5]

Il Professor Burke sospetta che il gene CYP1B1 venga attivato nelle cellule impazzite dell’organismo per poter eliminare in modo selettivo la cellula tumorale (gene soppressore tumorale).

Profarmaci attivati dal CYP1B1

La scoperta della proteina CYP1B1 ha condotto a ricerche sugli antitumorali (citostatici) naturali e sintetici attivati dal CYP1B1. Di per sé queste sostanze non sono tossiche o lo sono appena, ma vengono convertite dall’enzima CYP1B1 in sostanze tossiche che innescano l’apoptosi (morte cellulare programmata) delle cellule tumorali.[1,2,6,16] Viceversa, esistono anche farmaci antitumorali che vengono inattivati dall’enzima CYP1B1 e diventano così inefficaci (resistenza tumorale). Ciò avviene fra l’altro con il docetaxel, l’ellipticina, il mitoxantrone e il tamoxifene.[17] I citostatici attualmente utilizzati hanno gravi effetti collaterali poiché non sono tossici soltanto per le cellule tumorali, ma aggrediscono anche le cellule e i tessuti sani. La scoperta di profarmaci sicuri e preferibilmente naturali che vengono attivati esclusivamente nella cellula tumorale significa un importante progresso scientifico nella lotta contro il cancro. [16]

Da sintetico a naturale

Dopo la sua nomina presso l’Università di Montfort a Leicester, il Professor Burke è venuto a contatto con il Professor Gerry Potter, chimico clinico. Potter è specializzato nello sviluppo di farmaci antitumorali. A seguito della scoperta dell’enzima CYP1B1 egli ha sviluppato il primo profarmaco sintetico (DMU-135), che viene convertito dall’enzima CYP1B1 in un potente inibitore di tirosin-chinasi, efficacemente mirato alle cellule tumorali.[8] Il componente attivo del DMU-135 è una struttura stilbenica. Gli stilbeni sono sostanze organiche bioattive contenenti 1,2-difeniletilene come gruppo funzionale. Potter e Burke si sono chiesti se l’alimentazione contenga composti naturali di questo tipo, che vengono attivati dall’enzima CYP1B1 come sostanze citotossiche. Si stima infatti che ogni giorno vengano generate nell’organismo 1000 cellule cancerogene. Generalmente esse vengono eliminate in modo rapido ed efficiente e non portano alla formazione di tumori.

Piuttosto che chiedersi perché le persone si ammalino di cancro, è più facile chiedersi perché non si ammalino. Forse l’enzima CYP1B1 rappresenta un meccanismo di autodistruzione delle cellule tumorali, nato nel corso dell’evoluzione (gli enzimi CYP sono vecchi quanto l’uomo) per poter eliminare in modo selettivo le cellule impazzite. Se è così, è logico pensare che l’enzima CYP1B1 utilizzi determinati componenti dell’alimentazione per portare le cellule tumorali all’apoptosi, in modo che non rappresentino più alcun pericolo. Questo può essere uno dei modi in cui l’alimentazione protegge dal cancro.

Substrato di resveratrolo per il CYP1B1

Il team di Burke e Potter è andato in cerca di componenti alimentari tossici per le cellule tumorali, che formano il substrato del CYP1B1. Nel 2002 è stata pubblicata la ricerca del Professor Potter che dimostra che il resveratrolo (3,5,4’-triidrossistilbene) viene convertito dal CYP1B1 in piceatannolo, un inibitore della tirosin-chinasi fatale per le cellule tumorali.[1,9,10] Il resveratrolo, un fitoestrogeno naturale, è presente fra l’altro nell’uva e nel vino rosso, nelle arachidi, nei mirtilli, nelle prugne, in alcune varietà di pini e nella buccia dei pomodori. Il resveratrolo ha proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antivirali, neuroprotettive e chemopreventive. Era già noto che il resveratrolo aiuta a prevenire la formazione di tumori; con questa ricerca è stato dimostrato che il resveratrolo contribuisce anche all’eliminazione delle cellule tumorali.[1,9,10]

L’uva e i mirtilli sono un’importante fonte di stilbeni come resveratrolo, pterostilbene, piceide, astringina e viniferina.[11,12] Anche altre sostanze vegetali simili al resveratrolo, il pinostilbene, la desossirapontigenina e lo pterostilbene interagiscono con l’enzima CYP1B1; esse si trovano nel rabarbaro coreano (Rheum undulatum).[11,13] Lo pterostilbene (3,5-dimethossi-4-idrossistilbene) ha un’azione dimostrata antitumorale, antiossidante e antinfiammatoria e induce l’apoptosi in varie linee cellulari tumorali.[11,13]

La proteina CYP1B1 è stata riscontrata in diversi tipi di cellule (umane) precancerose e cancerose (carcinoma, linfoma, sarcoma, tumori neuroepiteliali, tumori delle cellule staminali, metastasi) del cervello, del seno, della prostata, dei testicoli, dei polmoni, del fegato, dei reni, della vescica, dei tessuti connettivi, dell’intestino crasso/retto, dell’esofago, delle ghiandole linfatiche, delle ovaie, dell’utero, della pelle, dell’intestino tenue e dello stomaco.[1,2,5] Una attività CYP1B1 moderata è stata riscontrata nei tessuti vascolari circostanti ai tessuti tumorali nell’intestino crasso. Le sostanze che aggrediscono le cellule tumorali dopo l’attivazione provocata dal CYP1B1 svolgono probabilmente un’azione antivascolare specifica nei tumori.[7]

I salvestroli, inibitori tumorali

I ricercatori inglesi hanno ora identificato più di venti fitonutrienti (bioflavonoidi, acidi carbossilici, stilbeni, stilbenoidi) negli ortaggi, nelle erbe aromatiche e nella frutta accomunati dal fatto che inducono apoptosi nelle cellule tumorali a seguito dell’attivazione da parte del CYP1B1. Queste sostanze formano un cosiddetto farmacoforo, vale a dire un gruppo di sostanze non affini dal punto di vista biochimico, in cui la parte della molecola responsabile dell’attività biologica è la stessa.[14] I ricercatori hanno battezzato questo gruppo di fitonutrienti salvestroli (dove salve deriva da ‘salvare’ e strolo da resveratrolo, il primo salvestrolo), ma non vogliono ancora svelare di quali fitonutrienti si tratti. I salvestroli, che hanno spesso un sapore amaro o intenso, fanno comunque parte delle fitoalessine, sostanze prodotte dalle piante per proteggersi da muffe, batteri, virus, insetti e luce ultravioletta.[13] Queste fitoalessine, che rappresentano il sistema immunitario della pianta, si trovano principalmente nella buccia della frutta, nei semi, nelle foglie e nella parte esterna delle radici; nelle parti della pianta che vengono a contatto con il fattore di stress. A seconda del fatto che la pianta venga a contatto con il fattore di stress, essa contiene una quantità ridotta (basale) o maggiore di fitoalessine. I salvestroli si differenziano per quanto riguarda l’attività biologica, la disponibilità biologica, il periodo di dimezzamento e la solubilità in acqua o nei grassi. Essi sono naturali, non tossici per le cellule sane e sono presenti negli alimenti che contibuiscono alla prevenzione del cancro. Molte erbe medicinali tradizionali hanno un tenore elevato di salvestroli.

Fino ad ora la ricerca in vitro ha dimostrato che i salvestroli inducono apoptosi nelle cellule tumorali generate dal cancro al cervello, al seno, alla prostata, al colon, alle ovaie, ai testicoli e ai polmoni. I risultati dei trattamenti (integrativi) di pazienti affetti da tumori con estratti concentrati di salvestroli sono incoraggianti.

Scarsità di salvestroli nell’alimentazione attuale

Nel corso delle loro ricerche sui salvestroli, il Professor Potter e i suoi colleghi hanno fatto un’interessante scoperta: il tenore di salvestroli protettivi presente negli ortaggi, nella frutta e nelle erbe aromatiche fresche e negli alimenti trattati varia enormemente Gli antiparassitari, come i fungicidi, hanno provocato una drastica riduzione del tenore di salvestroli negli ortaggi e nella frutta comuni. È logico, poiché la pianta non ha più alcuna necessità di produrre fitoalessine. Gli alimenti trattati, al contrario, contengono sostanze cancerogene, a causa dei residui di antiparassitari. La selezione e l’ibridazione delle piante avvenute negli ultimi cinquanta o sessant’anni hanno inoltre fatto sì che le varietà vegetali naturalmente ricche di salvestroli dal sapore amaro (e meno dipendenti dagli antiparassitari) siano molto meno coltivate. Le persone non gradiscono particolarmente il sapore amaro, e preferiscono ad esempio i cavolini di Bruxelles con un sapore dolce rispetto a quelli con un sapore amarognolo. Le persone scelgono anche volentieri varietà di ortaggi e frutta uniformi per dimensioni, colore e forma, mettendo da parte le varietà più antiche e gli esemplari meno belli ma più ricchi di salvestroli.

Infine, i produttori di alimenti eliminano i salvestroli per migliorare il sapore, il colore e la trasparenza degli alimenti (raffinati), come i succhi di frutta e l’olio di oliva. Il sapore diventa più dolce senza che sia necessario aggiungere zucchero. Normalmente, gli alimenti raffinati contengono pochi salvestroli, o non ne contengono affatto. Il team di ricerca di Burke e Potter è giunto alla conclusione che l’alimentazione attuale contiene dall’80 al 90% di salvestroli in meno rispetto a quella di cinquanta o cento anni fa. Soltanto negli alimenti biologici (non trattati) sono ancora presenti quantità rilevanti di salvestroli. Negli ultimi decenni, la riduzione di salvestroli protettivi e l’aumento di sostanze cancerogene nell’alimentazione ha probabilmente contribuito all’aumento dei tumori.

Maggiore assunzione di salvestroli

Per una migliore prevenzione del cancro è consigliabile aumentare l’assunzione di salvestroli, consumando ortaggi, erbe aromatiche e frutta biologici e non trattati. In Inghilterra è in corso un progetto di ricerca sulle varietà più antiche di ortaggi e frutta che contengono naturalmente una maggiore quantità di salvestroli. Il modo migliore di cuocere le verdure è al vapore e in padella; i salvestroli sono infatti abbastanza resistenti al calore, ma restano nell’acqua di cottura. Si possono inoltre utilizzare concentrati di ortaggi e frutta biologici, selezionati per il tenore elevato

di salvestroli.[15] I supplementi alimentari contenenti salvestroli (in combinazione con un multipreparato e le sostanze sinergiche biotina, niacina, vitamina C, magnesio e selenio) e l’esercizio fisico (ossigeno) contribuiscono probabilmente in modo importante alla guarigione dal cancro. Le future ricerche (cliniche) dovranno comprovarlo. La scoperta dei salvestroli, in ogni caso, è una ragione in più per scegliere alimenti biologici, freschi e non trattati.

L’azione dei salvestroli [14]

A: la cellula tumorale assorbe la molecola di salvestrolo dal sistema circolatorio e viene convertita dall’enzima CYP1B1 in una tossina fatale.

B: una cellula sana assorbe la molecola di salvestrolo dal sistema circolatorio, ma essa non viene convertita poiché la proteina CYP1B1 è assente. Il salvestrolo lascia la cellula senza danneggiarla.

Importanti fonti biologiche di salvestroli

Ortaggi: verdure verdi, carciofi, asparagi, crescione, rucola, tutti i tipi di cavoli, peperoni, avocado, fagioli di soia germogliati, radici selvatiche, sedani, cetrioli, spinaci, zucche, zucchini e melanzane;

Frutta: frutti rossi, olive, mirtilli, uva, mele, fragole, prugne, fichi, lamponi, mandarini, arance, gelsi, pere, meloni, ananas e manghi;

Erbe aromatiche: prezzemolo, basilico, rosmarino, timo, salvia, menta, girasole, rooibos, plantago, rosa canina, cardo mariano, biancospino (bacche), camomilla, agrimonia, cedrina.

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